« Con la Terra e con il Fuoco »: il Vetro Soffiato

Il vetro è un prodotto ottenuto dalla silice e viene considerato un liquido ad alta viscosità e non un vero solido, in quanto non ha una regolare struttura cristallina interna.

Il vetro si prepara per fusione di miscele di silice, come quarzo e sabbia, e di carbonati metallici (di sodio, potassio, calcio, piombo). Dalla reazione si formano silicati metallici i quali costituiscono il vetro.

Tra le sue varietà, vi sono: il vetro comune, il cristallo incolore, i vetri per termometri, i vetri di quarzo etc.

Per ottenere i vetri colorati si aggiungono delle piccole quantità di ossidi metallici: di ferro per il verde, di cobalto per l’azzurro, di oro colloidale o di rame per il rosso, di stagno per i vetri lattei.

La fusione avviene in crogioli di alluminio molto resistenti al calore, scaldati in forni elettrici o a gas.

La lavorazione del vetro, a livello artigianale, non è affatto cambiata col passare dei secoli.

Non sono state inventate tecniche più avanzate della canna da soffio: il risultato dipende soprattutto dalla maestria e dal gusto artistico dell’ artigiano vetraio.

Se si va a visitare un’officina dove si creano oggetti in vetro e si assiste a tutte le fasi della lavorazione (A Murano i maestri vetrai sono ben lieti di dare pubblica dimostrazione della propria bravura) si avrà l’ impressione di essere tornati indietro di molti secoli.

Dalla fornace viene tolto il crogiolo dove si prepara la pasta vitrea.

Da questo il maestro preleva con l’estremità della canna da soffio la quantità di materiale, ancora rovente ed incandescente, che ritiene necessaria; in genere si tratta di una grossa goccia detta “bolo”.

Quindi con una serie di veloci operazioni, soffiando nel tubo mentre contemporaneamente lo fa ruotare, modella l’oggetto che vuole ottenere, aiutandosi con pinze e forbici, che gli vengono passate dal “garzone-apprendista”. Quando durante la lavorazione, la pasta vitrea si raffredda e solidifica, l’oggetto ancora incompiuto tenuto da pinze dal lungo manico, viene riscaldato, nella fornace, per poterlo modellare agevolmente.

Poiché quasi tutte le fasi delle operazioni sono dovute all’ improvvisazione dell’ artigiano e alla temperatura della pasta vitrea, non potrà mai nascere un oggetto perfettamente identico ad un altro.

Il vetro veneziano è da sempre sinonimo di raffinatezza e buon gusto, ma pochi ne conoscono la storia millenaria dai risvolti affascinanti e sempre attuali.

Il vetro veneziano vanta una tradizione millenaria poiché il primo documento che dia testimonianza di una vetreria attiva a Venezia, risala a oltre mille anni fa e precisamente si data anno 982.

Nel periodo “ buio ” della storia dell’ umanità, nel medioevo,l’arte vetraia veneziana, erede di tradizioni islamiche e bizantine, si distingueva per l’elevato livello della propria produzione.

Già a cavallo tra il duecento e il trecento,importanti casate nobiliari d’ Europa,commissionavano alle vetrerie veneziane importanti bicchieri tuttora conservati nei musei.

Con l’utilizzo di pochi e semplici attrezzi in ferro, i maestri vetrai plasmano il vetro con abilità e perizia che nessuna scuola può mai insegnare e come in un vecchio laboratorio medioevale, i giovani possono apprendere le tecniche e l’arte solo dai vecchi maestri e con l’umiltà necessaria a chi si vuole avvicinare a questo magico mondo del vetro.

La tradizione veneziana ha le sue radici nella decisa volontà di esaltare la duttilità del vetro e la sua possibilità di essere soffiato e modellato dando quindi sfogo alla più variegata fantasia del maestro che è artefice di una artigianalità che non ha confronti in alcun altro materiale.

Nel nostro secolo questo enorme patrimonio storico ed artistico viene valorizzato con la produzione di importanti pezzi che si ispirano alla storia del vetro veneziano abbinando anche nuove tecniche e soluzioni che danno ad ogni pezzo la possibilità di integrarsi in ogni ambiente con una prepotente sensazione di classe e di buon gusto.

Ogni pezzo, frutto di attente e laboriose ricerche storiche, è destinato a rivalutarsi nel tempo ed è in realtà un pezzo “unico” in quanto prodotto esclusivamente a mano e senza l’ausilio di stampi e di moderne attrezzature.

Nella foto la “Sphère” di Vistosi, in vetro soffiato

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