Appunti per una storia del design nell’illuminazione: 1920-1980

«La luce non è solo tecnica, risparmio o sicurezza: bensì in senso lato è un fatto di cultura, purché sia pensata in relazione all’uomo che la utilizza. Riguarda il nostro rapporto con gli oggetti, con le situazioni e gli ambienti dove ogni giorno viviamo».

L’interesse di progettisti e imprenditori per il soddisfacimento delle
molteplici necessità umane in termini dì illuminazione risale agli anni ‘30.
Questa attenzione all’individuo favori nel tempo lo sviluppo e il successo
dell’ industria dell’illuminazione italiana particolarmente nel campo
domestico. grazie ad un instancabile e costante studio del rapporto diretto tra
la persona e la fonte d’illuminazione.
Le prime aziende di questo comparto ad affermarsi furono Venini (1921),
Targetti (1928), Fontana Arte (1933) e Arteluce (1939). Queste aziende
avevano un’impostazione prevalentemente artigianale, basando la produzione
dei propri apparecchi sul tipo di lavorazione nella quale erano specializzate,
o sulle competenze di design e tecniche in loro possesso. Ad esempio Venini,
specializzata nella lavorazione del vetro, produceva lampade che venivano
soffiate a mano negli stampi.
Le aziende più orientate all’illuminazione per abitazioni private (c.d.
domestico) cominciarono a collaborare con grandi nomi del design. I primi
materiali ad essere utilizzati nella realizzazione di apparecchi di
illuminazione furono il metallo, il vetro e i materiali plastici.

La principale innovazione tecnologica e formale di questi primi anni è
Luminator. sistema d’illuminazione brevettato nel 1931. Le doti
illuminotecniche di cui disponeva erano una fonte luminosa invisibile, una
luce bianca riposante, l’assenza di ombre e di raggi rossi, la possibilità di
impiego in qualunque locale. La filosofia alla quale si ispirava era quella di
fornire la maggior luce possibile impiegando forme e materiali in quantità
limitata.
Il Luminator nacque infatti dalla disponibilità di una tecnologia (ossia la
luce riflessa) combinata con un rinnovamento tipologico del linguaggio
progettuale.

Anche Kartell. fondata nel 1950, iniziò nel ‘58 la produzione di
apparecchi di illuminazione con una forte impronta di design. Questa azienda
era specializzata in tecnologie dei polimeri, come il metacrilato, l’acetato di
cellulosa, il polietilene ad alta densità, il raflon, il policarbonato, il plexiglas
e il polipropilene. Kartell fu una delle prime aziende a dotarsi di una struttura
organizzativa, produttiva e di ricerca avanzata, dando vita alla produzione di
sorgenti fredde sottoforma di tubi fluorescenti, meccanismi a saliscendi e
snodi per orientare il flusso luminoso. In seguito, abbandonò la produzione di
lampade nel 1979 per una valutazione di ordine aziendale: le materie
plastiche non offrivano grandi vantaggi che giustificassero il loro utilizzo
nella produzione industriale di apparecchi illuminanti.
Un’altra azienda a superare il limite della produzione artigianale fu
Artemide, nata per opera di Ernesto Gistnondi e Sergio Mazza nel 1959.
Specializzata nella lavorazione dei metalli pressati e dell’ottone, tipica abilità
produttiva italiana, utilizzò sorgenti innovative, effettuò lunghe ed
approfondite ricerche sulla qualità e il colore della luce, che traspose in
innovativi sistemi illuminotecnici ed usò sistemi di contrappesi, come ad
esempio nella Tizio.

Con gli anni ‘60, il settore fu interessato da una vivace dialettica sul
rapporto tra tecnologia e forma. A seguito dell’enfasi posta sulla semiotica
come modalità di comunicazione, l’aspetto formale Venne posto al centro
della progettazione e della produzione.
Nel 1962. nacque Flos, in risposta ad esigenze funzionali,
illuminotecniche. e produttive. Con la produzione dell’apparecchio
Arco. di Castiglioni, realizzato da Arteluce, azienda acquistata da Flos, si
operò un rinnovamento della fonte luminosa, adottando un faro d’automobile
da 300 watt a calotta argentata e vetro soffiato e dei sistemi di
raffreddamento ispirati ai motori automobilistici.
Insieme alle aziende, un ruolo importante nella diffusione del design degli
apparecchi di illuminazione fu assunto da Memphis. un “movimento
culturale”, un luogo di formazione e apprendistato al di fuori dei tradizionali
canali accademici delle università. Diede massima evidenza al colore e alla
sorgente.
Il 1978 fu infine l’anno che vide la nascita di Luceplan. per opera di
Riccardo Sarfatti, Sandra Severi e Paolo Rizzato.

(Gabriella Lojacono, Trend evolutivi e modifica dei Business Model nel settore dell’illuminazione, Franco Angeli, Milano, 2005 )

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