Aziende: AV Mazzega


Affondano nella nobile tradizione vetraria veneziana le radici di AVMazzega, fondata nel 1946 da Gianni Bruno Mazzega a Murano, terra di fornaci, di maestri, serventi e serventini che ancora oggi custodiscono gelosamente, tramandandole alle generazioni future, secolari tecniche di lavorazione del vetro lavorato a mano.

Oggi AVMazzega si rinnova sotto la guida del figlio Andrea Mazzega senza tradire le proprie origini, reinterpretando con passione e tenacia l’eredità muranese, invitando designers internazionali dagli eterogenei linguaggi espressivi a confrontarsi con le alchimie di sabbie, ossidi e polveri di questa magica isola di Murano.

Il risultato è una sorprendente proposta di lampade in vetro che si confrontano con la contemporaneità in vibrante equilibrio tra arte ed industria, tradizione e modernità.

La perfetta imperfezione

AVMazzega porta con sé secoli di esperienza ed artigianalità, passione e tenacia nel praticare l’arte del vetro.

Ogni creazione è frutto di un meticoloso lavoro artigianale, dal sapiente gioco di squadra e dalla destrezza dei maestri vetrai che lavorano il vetro rispettando regole di lavorazione che traggono origini nell’isola della laguna.

Alla qualità della tradizione AVMazzega aggiunge l’avanguardia e la ricerca del design collaborando con agenzie molto famose e prestigiose in questo settore (nella foto: Air Can di Mazzega)

ZEPPELIN S1 di Flos

A 45 anni di distanza dalla nascita di Taraxacum S, un omaggio dichiarato ai fratelli Castiglioni e alla loro produzione di lampade in cocoon. Ottenuta rivestendo in tessuto la forma di un tradizionale lampadario a bracci in metallo. Con tanto di lampadine-candele con finitura trasparente a prova di calore. Tutto come nei prototipi del 1960, realizzati con acciaio elettrosaldato verniciato di bianco e rivestimento in cocoon: sorta di vetroresina morbida come una fibra tessile, perfetta per diffondere la luce. L’effetto è sorprendente. Ingegnoso e trasparente come la tela di un ragno.

0024 di Fontana Arte

 

È un pezzo storico del disegno industriale italiano. E risale a quando FontanaArte era la divisione artistica di una manifattura vetraria diretta da Giò Ponti. In fatto di illuminazione è il simbolo dell’innovazione: la modernità sotto forma di luce sintetizzata attraverso la purezza delle forme e la trasparenza dei materiali. In sintonia con l’estetica razionalista che negli anni ‘30 si esprimeva al meglio attraverso il vetro e il metallo cromato. Materiali che costituiscono la forma e la struttura di questa lampada a sospensione: un diffusore cilindrico in vetro sabbiato, con montatura in ottone cromato, inglobato in dischi di vetro temperato trasparente che formano il disegno di una sfera. Luminosa e immateriale.

TOLOMEO di Artemide

Comparsa nel 1987, è stata subito un best seller, premiata con il compasso d’Oro. È la famosissima lampada da tavolo Tolomeo, disegnata da Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina. Tuttora un pezzo di design ammirevole per la leggerezza e la purezza delle linee, apprezzato per la sua intramontabile attualità. Ispirata a modelli tradizionali, Tolomeo è la rilettura originale delle lampade a molla del passato interpretate con tecnologie moderne e linee contemporanee. Il risultato è un oggetto innovativo e di grande stile, realizzato con pochi pezzi essenziali. La base è un disco in alluminio lucidato a cui è fissato il corpo lampada. Il meccanismo di equilibratura a molle consente infinite posizioni, con estrema manovrabilità.

Foscarini Caboche: la genesi.

Ispirazione
Ispirazione
Il prodotto
Il prodotto

L’idea di Patricia Urquiola deriva da un bracciale proveniente da un mercato delle pulci. Una moltitudine di gocce di plastica unite da un elastico che nella versione luminosa sono diventate 189 sfere in polimetilmetacrilato assemblate in un’unica forma anulare che ingloba la fonte di luce: una lampada alogena racchiusa tra due elementi in vetro satinato bianco.

In questo video vedrete la genesi e il perfezionamento di una lampada che diventerà un’icona del design.

Un capolavoro del design: la lampada Pipistrello

    
 Giovanissima la Aulenti posa con la Pipistrello 
La lampada Pipistrello è considerata un capolavoro del design del novecento. Progettata da Gae Aulenti nel 1965, è stata messa in produzione due anni più tardi e da allora è ininterrottamente presente nel catalogo della Martinelli Luce, sino al 2007 quando, per festeggiare i 40 anni di vita, l’azienda lucchese ha voluto aggiornarla in senso hi-tech  con l’inedita finitura della base telescopica, in acciaio cromato o satinato. Di tali versioni – autografate dalla stessa Gae Aulenti – la tiratura è stata limitata a soli 500 pezzi.
La lampada Pipistrello segna una decisa svolta nell’attività di progettazione illuminotecnica da parte della Aulenti. Paragonata alla lampada con cui esordisce nel 1964 – la sferica lampada-vaso Giova per Fontana Arte (accanto a destra) – la nuova, realizzata per Elio Martinelli appare molto più definita e caratterizzata, sia per funzionamento che per riuscita estetica.

La Pipistrello, deve il suo nome alla forma del diffusore in metacrilato opale bianco che si divide in falde evocando le ali della creatura notturna. In pochissimo tempo incontrò il gusto del pubblico divenendo un oggetto design di culto. L’occasione che donò visibilità e notorietà alla lampada in campo internazionale fu l’esposizione Italy: The New Domestic Landscape, tenutasi nel 1972 al MOMA di New York, dove la Aulenti vi prese parte assieme ai suoi progetti. La rassegna americana, oltre a dare spazio alle nuove correnti in polemica col razionalismo, ebbe il merito di porre all’attenzione di tutto il mondo il fenomeno del design made in Italy.

L’eccezionalità della Pipistrello, è dovuta anche al sodalizio di Gae Aulenti con l’azienda di Elio Martinelli (per la quale realizzerà nel 1968 Ruspa, altra lampada da tavolo di successo, a lato) che in quegli anni produsse una serie di apparecchi illuminanti dal design fortemente innovativo. L’imprenditore lucchese infatti negli anni sessanta riusciva a trasformare l’impresa di famiglia dalla realtà della bottega a quella di azienda leader e di prestigio internazionale.  L’atteggiamento della Aulenti riguardo la progettazione delle lampade rispecchia quello tenuto nell’attività di progettazione architettonica. Formatasi durante il fervore creativo della Milano degli anni cinquanta, Gae Aulenti avvertì la necessità di andare oltre la freddezza del razionalismo architettonico. Tutte le sue realizzazioni non escludono mai i legami con la tradizione dell’architettura locale, che studia e recupera con grande sensibilità. Storici sono divenuti i suoi interventi di recupero e riconversione di importanti ‘monumenti’ di archeologia industriale, quale la ristrutturazione della Gare d’Orsay di Parigi, il riutilizzo del Lingotto a Torino, quello della Bicocca a Milano e più recentemente quello delle Scuderie del Quirinale a Roma, in cui gli edifici pur adeguati con strutture moderne al proprio interno, all’esterno continuano il dialogo con la città, senza mai atteggiarsi a protagonisti assoluti della scena. Dice l’Aulenti: ..se si opera a Parigi, a Barcellona, a Milano o a Roma, le condizioni culturali sono diverse. Capire queste diversità, e conoscerle, diventa, per chi si accinge a progettare, una necessità, in quanto si deve operare in continuità con la tradizione di un luogo.  

L’attività di Gae Aulenti, specie nel campo del design, non è stata sempre così ‘regolare’, anzi, ha imposto linguaggi nuovi, sorprendenti, spesso spaesanti. Nella progettazione, dimostra di saper tessere legami sottili con il passato, inserendo nel contempo, elementi di rottura e di discontinuità. Esempio migliore non poteva che essere rappresentato proprio dalla lampada Pipistrello, per la quale la Aulenti parte dalla forma classica del ‘paralume’, stravolgendola, però. Il risultato raggiunto appare stupefacente, perché la linea della lampada esprime una modernità ‘diversa’ ed inaspettata, affatto convenzionale, ottenuta sottoponendo l’archetipo del paralume agli influssi della storia dell’arte: l’andamento sinuoso, curvilineo, vagamente flamboyant, del fusto telescopico e del ‘cappello’, effettivamente non può non ricordare il profilo di alcune lampade libertyLa ricerca dell’architetto friulano non si esaurisce nell’evidenza formale, anzi rivolge la sua indagine anche nella direzione della versatilità e funzionalità dell’apparecchio: la Pipistrello, grazie suo al fusto telescopico – che può abbassarsi od elevarsi utilizzando un pomello nascosto al centro del diffusore – può essere variamente utilizzata in casa sia come lampada da tavolo che come lampada da terra, a seconda delle necessità.

Infine, a proposito della Pipistrello, che tra i tanti oggetti di industrial design progettati è quello a cui si dichiara più affezionata, Gae Aulenti dice:.. Non ho mai guardato una lampada sotto l’aspetto tecnico o come una macchina per produrre luce bensì come una forma in armonica relazione con il contesto per il quale è stata creata.

Scheda tecnica: lampada da appoggio e ad emissione di luce indiretta, è formata da un diffusore in metacrilato bianco opalino, da una base telescopica in alluminio, disponibile nelle finiture bianca, testa di moro, acciaio cromato, acciaio satinato. Nel diffusore in metacrilato sono alloggiate 4 lampadine ad incandescenza da 25W E14. Dimensioni: l’altezza varia a piacere da 66 sino ad 86cm; il diametro è di 55cm.

 

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