Oluce: Ibiza e Krystal di Francesco Rota

Oluce: Ibiza e Krystal di Francesco Rota

Francesco Rota, interior e product designer, nasce a Milano nel 1966.

Nel 1994 si laurea presso l’Art Center College of Design di La Tour-de-Peilz, in Svizzera.

Nel 1995 torna a Milano, dove apre il suo studio di design e inizia a collaborare con aziende italiane e straniere. Tra i suoi lavori più importanti ricordiamo la progettazione degli showroom di Versus, John Richmond e L’Oreal, l’interior design per gli uffici, lo showroom e il magazzino dello stabilimento e della sede milanesi di Oluce, l’interior design di uffici, showroom e abitazioni per la sede di Milano della Bals Corporation e l’interior design per la Women Celebrities Agency di Parigi. Ha inoltre curato la progettazione e gestione degli spazi per l’esposizione della Nestlè presso il Superstudio+ durante il Salone Internazionale del Mobile di Milano del 2004.

In occasione dell’ottava Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2004 ha realizzato alcune istallazioni per Daimler Chrysler – Mercedes Benz nelle Corderie dell’Arsenale, mentre l’anno successivo, sempre a Venezia, si è occupato della progettazione della ‘Terrazza Martini’ per Martini&Rossi in occasione della 62a Mostra Internazionale di Arte Cinematografica.

I suoi lavori come product designer comprendono le intere collezioni di elementi d’arredo per la casa e per ambienti esterni di Paola Lenti, azienda per la quale ha anche curato numerose istallazioni e ha disegnato il catalogo.

Ha inoltre progettato diversi modelli di lampade per Oluce, tra i quali l’Ibiza, una lampada da esterno dotata di altoparlante incorporato, e un’intera collezione di prodotti per Martini&Rossi volta a diffondere la conoscenza del marchio attraverso l’uso di oggetti personalizzati durante eventi speciali in luoghi pubblici selezionati.

Tra i lavori più recenti di Francesco Rota ricordiamo il divano Space e il set di bicchieri in ceramica Jet per l’azienda giapponese Bals Tokyo presentati in occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano del 2007.

Negli ultimi anni, Francesco Rota ha partecipato a esposizioni presso: lo Spazio Opos, la galleria Luisa Delle Piane, lo Spazio Zeus, la Biennale Internationale Design di Saint Etienne, l’Hannover Messe e la Triennale di Milano.

Francesco Rota ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il primo premio al concorso ”Life in Motion” nell’ambito degli International Audi Design Awards e due menzioni speciali, una in occasione del 19� Premio Compasso D’Oro 2001 con ”Linea”, una chaise longue da interno, l’altra al 20° Premio Compasso D’Oro 2004 con ”Island”, un divano per esterno.

Dal 2004 Francesco Rota è docente al Master in product design presso l’Istituto Europeo di Design di Milano.
Le sue lampade per Oluce:
Alias – 124 SP, 178 SP, 198 SP
Ibiza – 155
Ibiza – 155/A
Ibiza – 355/C, 355/L
Ibiza – 355/AC, 355/AL
Krystal – 307/C, 307/L
Line – 148
Line – 448, 449
Tessera – 113
Tessera – 113/SP
Tessera – 114
Tessera – 419

Oluce: Cand-Led di Marta Laudani & Marco Romanelli

Oluce: Cand-Led di Marta Laudani & Marco Romanelli

Marta Laudani (Verona, 1954) e Marco Romanelli (Trieste 1958) collaborano dal 1986. Hanno disegnato per Arflex, Cleto Munari, Fontana Arte, Up&Up; attualmente lavorano per Bosa, Driade, Ferlea, Lema, Montina, Oluce, Seccocose View. Tra gli allestimenti ricordiamo: nel 1997 la monografica su ”Gio Ponti” per il Salone del Mobile e per l’Association Jaqueline Vodoz et Bruno Danese, numerose esposizioni tra cui ”Dichiarazione d’Interni” (1994), ”Oggetto Ambiente” (1994), ”Paradigmaticità delle Arti Decorative” (1995), ”Intorno alla Fotografia” (1998). Assieme hanno scritto ”Gli Spazi Del Cucinare” Electa, 1989; ”Design Nord-Est” Abitare Segesta, 1997. Tra le numerose mostre ricordiamo la personale al Museo Internazionale della Ceramica di Laveno nel 1998. Indipendentemente nei loro studi di Roma e di Milano si occupano di architettura degli interni (le loro realizzazioni sono state pubblicate sulle principali riviste internazionali). In corso d’opera per conto di Fiat Engineering, la ristrutturazione del Museo della Civiltà Romana all’EUR di Roma.
Marco Romanelli è Art Director della Oluce dal 1995 e della Montina dal 1996. Dal 1994 al 1997 è stato consulente della Driade per la collezione Atlantide. È stato redattore della rivista Domus dal 1986 al 1994 e dal 1995 lo è per Abitare. Nel 2000 ha curato la III Edizione di ”AV Aperto Vetro”, Biennale di Venezia.

Le loro lampade per Oluce:
Bianca – 335, 337
Cand-Led – 205
Fiore – 103
Fiore – 123
Fiore – 173
Fiore – 423
Fiore – 433
Lanterna – 277
Lanterna – 377
Lanterna – 477
Lanternina – 171, 172
Lanternina – 276, 277
Lanternina – 471
Lanternina – 473
Pin Stripe – 115
Pin Stripe – 119
Pin Stripe – 217
Pin Stripe – 417
Stone of Glass – 202, 203, 204
Stones – 207, 208
Universal – 108, 108/S, 109, 109/S
Universal – 106, 129

Oluce: Drop di Tito Agnoli

Oluce: Drop di Tito Agnoli

Tito Agnoli nasce a Lima, in Perù, nel 1931 da famiglia italiana. Rientra in Italia dopo la guerra. Pittore per formazione (studia con Sironi), nel 1949 si iscrive alla Facoltà di Architettura, dove si laurerà nel 1959 e sarà assistente di Gio Ponti e di Cardo De Darli. Già agli inizi degli anni ’50 intraprende però una intensa attività professionale nel campo del design. Progetta, tra gli altri, per Arflex, Cinova, Lema, Matteo Grassi, Molteni, Montina, Oluce, Pierantonio Bonacina, Poltrona Frau, Schiffini, Ycami. Più volte segnalato al Compasso d’Oro, nel 1986 vince la medaglia d’oro al Neocon di Chicago. Alcuni suoi pezzi sono conservati nella collezione permanente del MoMa di New York.

Le sue lampade per Oluce:
363
387
Drop – 4161
Drop – 253, 256, 259
Drop – 257, 258
Drop – 369
Drop – 156, 157
Drop – 469

Oluce: Teda di Ferdi Giardini

Oluce: Teda di Ferdi Giardini

Nasce nel 1959 a Torino, si diploma nel 1982 presso l’Accademia di Belle Arti di Torino al corso di scenografia. Lavora come scenografo fino al 1985-86. Nel 1986 realizza alla galleria ”Franz Paludetto” di Torino la sua prima mostra personale di scultura. Viceversa le più recenti personali lo portano, nel 2000 a Milano alla galleria ”1000 Eventi”, a Torino alla galleria ”Carbone” e a Barcellona alla galleria ”Forma Libera” nel 1999. Collateralmente sviluppa l’attività di formatore e contribuisce alla realizzazione dei primi ”ambienti” al servizio dei bambini (ludoteche) a Torino. Con il ventilatore ”Blow” in polimetil-metacrilato prodotto nel 1997-98 da Luceplan, azienda con la quale collabora su altri progetti riguardanti la ventilazione, entra nel mondo del design. Dal 1999 inizia la collaborazione con Oluce su progetti di illuminazione da esterno e da appartamento.

Le sue lampade per Oluce:
Nerolia – 209
Teda – 102
Teda – 232
Teda – 302
Teda – 332

Oluce presenta la lampada Colombo – 281

Oluce presenta la lampada Colombo – 281

Raccontare Joe Colombo significa raccontare la parabola breve ed intensa di uno dei più grandi designers italiani, morto, nel 1971, a soli 41 anni. La vita fulminea di un uomo che credeva fortemente nel futuro e che, proprio in quei fondamentali anni ’60 in cui il futuro cominciava di colpo a sembrare vicino, ce ne restituì una particolarissima prefigurazione. Il futuro di Joe Colombo era un futuro anti-nostalgico (non avrebbe probabilmente riconosciuto come ”futuro” questi anni ’90 che ci troviamo a vivere), in cui una tecnologia intelligente avrebbe aiutato l’uomo in tutte le sue attività, ponendo le basi per dei veri e propri nuovi modelli abitativi. Joe Colombo disegnò allora interi abitacoli. Primo fra tutti, per la Bayer, il Visiona ’69, cellula integrata definita da differenti ”stazioni funzionali”: il blocco ”Night-Cell” (letto+armadiature+bagno), il ”Kitchen-Box” (cucina+pranzo), il ”Central-Living” (soggiorno). Stazioni funzionali articolate sia in pianta che in sezione, come d’altronde avveniva quotidianamente nelle case disegnate da Joe Colombo, ove i pavimenti e i soffitti salivano e scendevano in un continuo accelerare e rallentare del dinamismo interno, ove le librerie erano sospese in alto e le luci incassate a pavimento. Questa è probabilmente la visione del futuro che di Joe Colombo si conosce maggiormente e che oggi può forse farci parlare, sorridendo, di utopia fantascientifica, ma ne esiste un’altra, molto meno analizzata, che proponeva viceversa singoli elementi in se stessi risolti e utilizzabili come condensatori di funzioni. Sto pensando al Mini-Kitchen innanzitutto, presentato nel 1963 alla XIII Triennale: un misterioso parallelepipedo di frassino plastificato su ruote che misurava cm. 75x75x90 e racchiudeva ”fornelli, forno, spiedo, grill, frigorifero, un vano per un servizio da sei di piatti, posate e bicchieri (in appositi alloggi per evitare rotture nel trasporto), un vano per pentole, una serie di cassettini per arnesi, un vano per i libri di cucina, un portacoltelli (inserito nella fiancata), un apriscatole (appeso), il coperchio del frigorifero fa anche da tagliere e da piano di lavoro, il coperchio di legno dei fornelli fa da vassoio” (da Domus 418, settembre 1964).

È evidente come l’idea qui sottesa sia quella di un futuro costruito da spazi indifferenziali (una prefigurazione del loft?) ove circolano oggetti risolutori capaci di caratterizzare e servire le singole zone. Lo stesso ragionamento si potrebbe fare per il famoso carrello Bobby del 1970 e persino per la poltrona Elda, ancora del 1970, ove l’alto schienale campisce un’area precisa, e per la lampada Colombo del 1972 che, grazie all’uso di una sorgente alogena, interpreta lo spazio come grande isola luminosa (non servono nemmeno più le pareti, basta essere dentro o fuori da quel cono di luce). Raccontare Joe Colombo significa poi raccontare qualcuno per cui la ricerca sconfinava sempre, da un lato in ricerca artistica (basti pensare alla straordinaria lampada Acrilica e ai suoi rapporti con le esperienze cinetiche e programmate), dall’altro in ricerca scientifica (lo è sicuramente quella sulla applicazione di nuovi materiali e nuove tecnologie: abbiamo già detto della luce alogena, pensiamo quindi allo stampaggio ad iniezione – la famosissima sedia per Kartell nel 1968).

E molte cose ancora si potrebbero dire raccontando Joe Colombo, su tutte però prevale la struggente constatazione che gli anni brevi ”della fantasia al potere” sono stati anche i brevi anni magici di Joe Colombo. Il destino ci ha impedito di sapere cosa questo genio visionario avrebbe fatto nel periodo buio che seguì. Ancora oggi tuttavia, venticinque anni dopo, molti dei suoi prodotti, allora futuribili, vivono quotidianamente accanto a noi, continuando a parlarci di un futuro migliore.

Le sue lampade per Oluce:
Coupé – 2202
Coupé – 3320/R
Coupé – 3321
Colombo – 281
Colombo – 626
Colombo – 761
Colombo – 885
Flash – 2205, 2206
Flash – 2207
Fresnel – 1148
Fresnel – 1148/EL, 1148/EC
Spider – 291
Spider – 3319
Spring – 499
Spring – 499