Un designer sui generis: Antonio Citterio


Né archistar, né rivoluzionario: Antonio Citterio rappresenta l’eccellenza del design italiano nella sua versione contemporanea. Pluripremiato, è presente nella collezione permanente del MoMA di New York e del Beaubourg di Parigi. Il suo lavoro va “dal cucchiaio alla città”, come vuole l’alta tradizione milanese del design di formazione architettonica. Che incarna alla perfezione. Si laurea presso il Politecnico di Milano e nel 1972 apre il suo primo studio. Tra il 1987 ed il 1996 si associa con Terry Dwan. Insieme progettano edifici in Europa ed in Giappone. Nel 1999 fonda la Antonio Citterio and Partners insieme a Patricia Viel, con sede a Milano e ad Amburgo. Il raggio di azione dello studio è vastissimo: architettura, design, corporate image, comunicazione. Costruisce e arreda stabilimenti, uffici, hotels in Italia e all’estero: nel Settembre 2006 viene inaugurato il Bulgari Resort di Bali e nel 2007 Il Bulgari Restaurant and Cafè a Tokio. Nel campo dell’industrial design lavora per le più importanti aziende italiane e straniere:Ansorg, Arclinea, Axor-Hansgrohe, Aubrilam, B&B Italia, Flexform, Flos, Fusital, Guzzini, Iittala, Inda, Kartell, Maxalto, Sanitec Group – Pozzi Ginori, Simon Urmet, Technogym, Tre Più, Vitra. Nel campo della moda progetta e coordina concept per Alberto Aspesi, Cerruti, Emanuel Ungaro, Stefanel, Zegna Sport, De Beers. www.antoniocitterioandpartners.it (sotto: la “Kelvin” per FLOS nel 200 con Guyen)

Da Wikipedia la storia dell’illuminazione in 20 righe

Come si sa l’antesignana della lampada è la “lucerna”, wikipedia percorre sinteticamnte la storia l’esigenza di illuminazione dalla lucerna ai giorni nostri.

Fin dall’antichità l’uomo ha inventato sistemi per procurarsi la luce. I greci e romani usarono lampade ad olio di origine vegetale, soprattutto olio di oliva. Altri popoli nel medio oriente utilizzavano il petrolio che affiorava spontaneamente in superficie in alcune zone. Questi oggetti erano costituiti da contenitori in terracotta, bronzo, ottone o altro materiale in cui era contenuto l’olio; in un beccuccio laterale era inserito uno stoppino su cui bruciava il combustibile attirato per capillarità. Rispetto alle candele la luce prodotta è più intensa. Oggi sono ancora usate lampade a kerosene, basate su principi simili ma che producono una luce ancora più intensa.

Gli esempi più antichi di lampade sono quelle a combustione di grassi liquidi consistenti in un recipiente contenente il combustibile nel quale era immersa in parte una miccia, detta comunemente stoppino, alla cui estremità libera ardeva il liquido assorbito per capillarità.

Attraverso i secoli questa forma di illuminazione ha avuto diverse evoluzioni essendo costruita in vari materiali fra i quali la terracotta e il ferro. Le prime lampade aventi una struttura in metallo appartengono al XIV secolo e potevano essere portatili o fisse. Quelle portatili erano dotate di un fusto sottile di metallo, con un anello all’estremità superiore a base espansa, così da formare un piccolo serbatoio per l’olio, con uno o più becchi.

Tra il XV e il XVI secolo la lampada assume le più svariate forme spesso d’ispirazione classica, mentre tra il XVII e il XVIII secolo le lampade dette a sospensione vengono decorate con l’aggiunta di elementi dorati o argentati oppure vengono cesellate, destinate ad ornare gli interni di palazzi e chiese.

Una radicale innovazione nel campo delle lampade è stata, più che l’introduzione delle lampade a gas, quella delle lampade elettriche, manifestazione dello spirito dei tempi moderni legati alla praticità e all’efficienza degli oggetti. La presenza del ferro battuto nelle lampade moderne è infatti limitata alla base decorativa che sorregge il paralume usualmente in tessuto, oppure alla forgiatura di particolari tipo di lampade per l’arredo.

Molto usate nel XIX secolo furono le lampade a gas, sia per l’illuminazione che nelle abitazioni private. Il gas illuminante utilizzato era una miscela di ossido di carbonio e idrogeno e veniva prodotto a partire dal coke con un processo di gassificazione. Era quindi accumulato nei gasometri e distribuito attraverso una capillare rete urbana. La combustione del gas può avvenire a fiamma libera oppure all’interno di una reticella di metallo agente da catalizzatore. Esistono lampade a gas alimentate da bombole di propano (GPL) utilizzate particolarmente in campeggio.

Intorno al 1900 fu inventata la lampada a carburo, che forniva molta più luce di quelle a petrolio. È costituita da due contenitori, uno superiore pieno di acqua ed uno inferiore contenente carburo di calcio (CaC2). Facendo lentamente gocciolare acqua sul carburo avviene una reazione che produce il gas acetilene. Questo viene convogliato ad un beccuccio dove brucia con fiamma intensamente luminosa.

L’utilizzo di lampade a fiamma libera nelle miniere di carbone rappresentò per lungo tempo un grave pericolo, poiché nelle gallerie poteva accumularsi il grisù, una miscela esplosiva di aria e metano, che poteva essere innescata dalla fiamma. Importante fu quindi l’invenzione da parte del chimico Humphry Davy nel 1815 della lampada di sicurezza o lampada di Davy. In essa la fiamma era isolata dall’aria da una fine reticella di rame che impediva il propagarsi dell’esplosione.

Le lampade moderne sono prevalentemente elettriche, ad arco, a scarica o ad incandescenza.
(sotto la piantana della linea Kelvin di Flos, del 2003)