Un uomo e il suo sogno: Elio Martinelli

Martinelli Luce nasce nel 1950 grazie all’intuizione e alla volontà di Elio Martinelli di voler costruire in proprio gli apparecchi illuminanti da utilizzare negli esercizi commerciali di cui curava la progettazione.

Martinelli Luce rappresenta oltre cinquant’anni di storia dedicati alla produzione di lampade e sistemi di illuminazione.

Gli apparecchi Martinelli Luce sono caratterizzati da un design essenziale e da un’originalità progettuale, elementi che da tre generazioni sono alla base della filosofia dell’azienda.

L’azienda nasce in un piccolo negozio del padre situato nel centro storico di Lucca specializzato nella vendita di materiale elettrico per impiantisti.
Con spirito di intraprendenza e di innovazione Elio Martinelli inizia a creare una vasta produzione di lampade per interni, con sempre maggiore attenzione al loro impiego domestico. La sua creatività gli permette di progettare e produrre apparecchi illuminanti dal design fortemente innovativo sotto l’aspetto formale e tecnologico, studiando e mettendo a punto anche degli originali artifici tecnici per migliorare gli standard produttivi e contenere i costi.

È dalla natura e dalla geometria che Elio Martinelli trae ispirazione e crea apparecchi illuminanti funzionali e prodotti con materiali usati secondo le loro caratteristiche intrinseche.

Nascono così diverse lampade come la Foglia, la Bolla, il Serpente, il Cobra, il Millepiedi, il Dobermann, le Rondini, le Nuvole Vagabonde.
Forme semplici ma dal senso profondo che hanno segnato la storia del design, sempre richieste dal mercato. Alcuni di questi apparecchi, insieme ad altri come il pipistrello disegnato dall’architetto Gae Aulenti , sono conservati nei più importanti musei di design.

Hanno collaborato e collaborano con la Martinelli Luce, Sergio Asti, Lucci e Orlandini, Marc Sadler, Luc Ramael, Studio Lucchi & Biserni, Angelo Micheli, Marcello Morandini e altri.

Anno dopo anno la gamma della Martinelli Luce si è arricchita di nuovi apparecchi pur mantenendone un buon numero quale espressione del design italiano degli anni ‘60 e ‘70, così che l’azienda presenti una collezione assai significativa e attuale.

La Martinelli Luce offre oltre alle lampade per la casa, un’ampia gamma di apparecchi tecnici progettati per l’illuminazione di uffici, negozi, cinema, hotel, musei e punti vendita della grande distribuzione, impiegando sorgenti di luce con tecnologia applicata all’ottimizzazione della resa energetica e all’illuminazione degli spazi commerciali.

Emiliana Martinelli che dirige l’azienda da molti anni, affiancata ora dal figlio Marco, prosegue nell’attività di progettazione ispirandosi agli stessi principi del padre, introducendo però nuovi elementi formali e tecnologici che fanno conservare alla Martinelli Luce una posizione significativa tra le industrie del settore

(nella foto la “rarissima, ricercatissima e costosissima Ruspa“, uscita dalla penna di Gae Aulenti nel 1968; prezzo: circa 2000 euro)

Un capolavoro del design: la lampada Pipistrello

    
 Giovanissima la Aulenti posa con la Pipistrello 
La lampada Pipistrello è considerata un capolavoro del design del novecento. Progettata da Gae Aulenti nel 1965, è stata messa in produzione due anni più tardi e da allora è ininterrottamente presente nel catalogo della Martinelli Luce, sino al 2007 quando, per festeggiare i 40 anni di vita, l’azienda lucchese ha voluto aggiornarla in senso hi-tech  con l’inedita finitura della base telescopica, in acciaio cromato o satinato. Di tali versioni – autografate dalla stessa Gae Aulenti – la tiratura è stata limitata a soli 500 pezzi.
La lampada Pipistrello segna una decisa svolta nell’attività di progettazione illuminotecnica da parte della Aulenti. Paragonata alla lampada con cui esordisce nel 1964 – la sferica lampada-vaso Giova per Fontana Arte (accanto a destra) – la nuova, realizzata per Elio Martinelli appare molto più definita e caratterizzata, sia per funzionamento che per riuscita estetica.

La Pipistrello, deve il suo nome alla forma del diffusore in metacrilato opale bianco che si divide in falde evocando le ali della creatura notturna. In pochissimo tempo incontrò il gusto del pubblico divenendo un oggetto design di culto. L’occasione che donò visibilità e notorietà alla lampada in campo internazionale fu l’esposizione Italy: The New Domestic Landscape, tenutasi nel 1972 al MOMA di New York, dove la Aulenti vi prese parte assieme ai suoi progetti. La rassegna americana, oltre a dare spazio alle nuove correnti in polemica col razionalismo, ebbe il merito di porre all’attenzione di tutto il mondo il fenomeno del design made in Italy.

L’eccezionalità della Pipistrello, è dovuta anche al sodalizio di Gae Aulenti con l’azienda di Elio Martinelli (per la quale realizzerà nel 1968 Ruspa, altra lampada da tavolo di successo, a lato) che in quegli anni produsse una serie di apparecchi illuminanti dal design fortemente innovativo. L’imprenditore lucchese infatti negli anni sessanta riusciva a trasformare l’impresa di famiglia dalla realtà della bottega a quella di azienda leader e di prestigio internazionale.  L’atteggiamento della Aulenti riguardo la progettazione delle lampade rispecchia quello tenuto nell’attività di progettazione architettonica. Formatasi durante il fervore creativo della Milano degli anni cinquanta, Gae Aulenti avvertì la necessità di andare oltre la freddezza del razionalismo architettonico. Tutte le sue realizzazioni non escludono mai i legami con la tradizione dell’architettura locale, che studia e recupera con grande sensibilità. Storici sono divenuti i suoi interventi di recupero e riconversione di importanti ‘monumenti’ di archeologia industriale, quale la ristrutturazione della Gare d’Orsay di Parigi, il riutilizzo del Lingotto a Torino, quello della Bicocca a Milano e più recentemente quello delle Scuderie del Quirinale a Roma, in cui gli edifici pur adeguati con strutture moderne al proprio interno, all’esterno continuano il dialogo con la città, senza mai atteggiarsi a protagonisti assoluti della scena. Dice l’Aulenti: ..se si opera a Parigi, a Barcellona, a Milano o a Roma, le condizioni culturali sono diverse. Capire queste diversità, e conoscerle, diventa, per chi si accinge a progettare, una necessità, in quanto si deve operare in continuità con la tradizione di un luogo.  

L’attività di Gae Aulenti, specie nel campo del design, non è stata sempre così ‘regolare’, anzi, ha imposto linguaggi nuovi, sorprendenti, spesso spaesanti. Nella progettazione, dimostra di saper tessere legami sottili con il passato, inserendo nel contempo, elementi di rottura e di discontinuità. Esempio migliore non poteva che essere rappresentato proprio dalla lampada Pipistrello, per la quale la Aulenti parte dalla forma classica del ‘paralume’, stravolgendola, però. Il risultato raggiunto appare stupefacente, perché la linea della lampada esprime una modernità ‘diversa’ ed inaspettata, affatto convenzionale, ottenuta sottoponendo l’archetipo del paralume agli influssi della storia dell’arte: l’andamento sinuoso, curvilineo, vagamente flamboyant, del fusto telescopico e del ‘cappello’, effettivamente non può non ricordare il profilo di alcune lampade libertyLa ricerca dell’architetto friulano non si esaurisce nell’evidenza formale, anzi rivolge la sua indagine anche nella direzione della versatilità e funzionalità dell’apparecchio: la Pipistrello, grazie suo al fusto telescopico – che può abbassarsi od elevarsi utilizzando un pomello nascosto al centro del diffusore – può essere variamente utilizzata in casa sia come lampada da tavolo che come lampada da terra, a seconda delle necessità.

Infine, a proposito della Pipistrello, che tra i tanti oggetti di industrial design progettati è quello a cui si dichiara più affezionata, Gae Aulenti dice:.. Non ho mai guardato una lampada sotto l’aspetto tecnico o come una macchina per produrre luce bensì come una forma in armonica relazione con il contesto per il quale è stata creata.

Scheda tecnica: lampada da appoggio e ad emissione di luce indiretta, è formata da un diffusore in metacrilato bianco opalino, da una base telescopica in alluminio, disponibile nelle finiture bianca, testa di moro, acciaio cromato, acciaio satinato. Nel diffusore in metacrilato sono alloggiate 4 lampadine ad incandescenza da 25W E14. Dimensioni: l’altezza varia a piacere da 66 sino ad 86cm; il diametro è di 55cm.

 

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